Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/154

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SCENA XUI.

Don Roberto e Lindoro.

Roberto. (Che moglie ! Oh cieli ! Che moglie m’ è mai toccata ?) (da sè)

Lindoro. Signore, accordatemi il mio congedo.

Roberto. Eh, seccatemi voi pur col congedo. (Tutte le ore del) giorno, tutt’ i momenti, burbera, minacciosa, inquieta !) (Ja sè) Lindoro Signore...

Roberto. (Non gli bada, e passa dall’altra parte) (Sospetta di tutto,) tormenta tutti).

Lindoro. Signore, datemi il mio congedo.

Roberto. Eh andate al diavolo ancora voi, Zelinda, mia moglie e tutto il mondo : sono stanco, sono annoiato, non posso più. (parte)

SCENA XIV.

Lindoro solo.

Sì, anderò, anderò al diavolo, giacchè andar non posso colla buona avventura. Voglio andarmene di questa casa. E Zelinda ci verrà a suo dispetto, e avrà che fare con me, e saranno finite le cabale, le superchierie, le menzogne. Finche si resta qui, non son padrone, non posso reggerla a modo mio. Fuori fuon di questa casa. (grida e batte i piedi)

SCENA XV.

Zelinda e detto.

Zelinda. Cosa sono questi strepiti ? cosa sono queste disperazioni ? (con sdegno, e con ecce alta)

Lindoro. Meno ciarle, e più obbedienza e rispetto. Fuori di questa casa.

Zelinda. Fuori di questa casa ? (rabbiosamente)