Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/173

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LA GELOSIA DI LINDORO 167


dermi). (da sè) Ditemi, quella giovane, in confidenza, si potrebbe sapere chi è questa persona che la vorrebbe sposare?

Tognina. Siete venuto qui per proporle una recita, o per proporle qualch’altra cosa?

Filiberto. No, sono un galantuomo, e m’interesso per il bene di tutti. Mi dite che la vostra padrona è buona, di buon carattere, e potrebb’essere facilmente ingannata. Vi sono dei discoli, vi sono degl’impostori, non sarebbe gran fatto che qualcuno tentasse di rovinarla. Se sapessi chi è la persona, potrei illuminar voi, e voi farvi merito, illuminando lei.

Tognina. In verità, voi mi mettete in grande apprensione. Il partito è buonissimo. Ma appunto il troppo bene mi potrebbe far dubitare...

Filiberto. Eh eh, figliuola mia. I giovinotti la sanno lunga. Se trovano il terreno debole, non mancano di profittare.

Tognina. Se questo fosse, darei alla disperazione per conto suo.

Filiberto. Conoscete voi la persona?

Tognina. La conosco sicuramente.

Filiberto. Come si chiama?

Tognina. È un gentiluomo di questo paese...

Filiberto. Un gentiluomo?

Tognina. È figlio unico...

Filiberto. Figlio unico?

Tognina. Alle corte, è un certo signor don Flaminio...

Filiberto. Figliuolo del signor don Roberto?

Tognina. Per l’appunto. Lo conoscete?

Filiberto. Oh non conosco altri che lui.

Tognina. Vi pare che sia cattivo partito?

Filiberto. Sarebbe ottimo.

Tognina. Lo credete capace d’ingannare la mia padrona?

Filiberto. No, ma mi pare impossibile ch’egli si sia impegnato, come voi dite.

Tognina. Oh per impegnato lo è, ne son certa. L’ama teneramente. È qui tutto il giorno da lei. È andato per affari in campagna, non ha potuto resistere, è venuto segretamente