Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/182

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Roberto. Cosa e’ è, cos’ è stato ? Avete voi veduto mio figlio ?

Lindoro. L’ho veduto, sì, l’ho veduto. In Pavia, in un terzo luogo, in una camera con Zelinda.

Roberto. Con Zelinda ?

Eleonora. Colla giovane savia, dabbene, morigerata ? (ironica)

Roberto. Oh cieli ! Li avete ritrovati insieme ?

Lindoro. Soli, in conferenza, in colloquio... Eh giuro al cielo, la mia riputazione non è in sicuro.

Eleonora. Eh via che siete una mala lingua ! non perseguitate una giovane sì virtuosa ! (a LinJoro con ironia, guardando don Roberto)

Roberto. Son fuor di me. Non so in che mondo mi sia.

SCENA XX.

Zelinda e detti.

Zelinda. Signore, sarà finalmente conosciuta la mia innocenza. (con franchezza, correndo verso di don Roberto)

Roberto. Che innocenza ? Che parlate voi d’ innocenza ? Siete in- degna dell’amor mio.

Zelinda. Ascoltatemi per carità...

Roberto. No, levatevi dagli occhi miei...

Zelinda. Signore, movetevi’’’ a compassione di me. (a don T^o-) berto, piangendo e gittandosi in ginocchio, e ritiene la faccia co- perta col fazzoletto.

Roberto. Mi son lasciato ingannare abbastanza.

Eleonora. Per voi sono stata imputata di mala lingua, (a Zelinda)

Lindoro. Donna senza amor, senza fede, senza riconoscenza. (a Zelinda)

Zelinda. (T^esta in ginocchio con la faccia coperta.) (I) L’ ed, Zaita, con errore evidente: movetemi.