Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/183

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SCENA XXI.

Don Flaminio e delti.

Flaminio. Ah padre mio amorosissimo, vi domando perdono.

Roberto. Indegno ! persisti ancora nell’amare Zelinda ?

Flaminio. Io amar Zelinda ?

Roberto. E di che mi chiedi perdono ?

Flaminio. D’ un altro amore che potria dispiacervi. Zelinda è donna onorata, ed io non son capace di fiamme indegne.

Roberto. Come ! Non è dunque vero ?... (a don Flaminio) Alza- tevi, (con ansietà a Zelinda che s’alza piangendo) E voi che m’ andate dicendo ? (a Lindoro)

Lindoro. Non gli credete, li ho trovati da solo a solo.

SCENA XXII.

T)on Filiberto e detti.

Filiberto. Con buona grazia di lor signori. Signora donna Eleo- nora, datemi la j ermissione di ritirare la mia parola colla ve- dova di cui si tratta.

Eleonora. Sì, avete ragione : perchè don Flaminio ama perdu- tamente Zelinda.

Filiberto. No signora mia, v’ ingannate. Scusatemi, amico, s’ io son costretto a svelare la verità ; egli ama perdutamente una virtuosa di musica.

Flaminio. E vero, non so negarlo, e di questo io vi domandava perdono.

Lindoro. Sono cabale, siete lutti d’accordo. (a don Filiberto)

Filiberto. Mi maraviglio di voi. Siete un impertinente a par- lare così. (a Lindoro, con sdegno)

Zelinda. Ah signore, scusatelo per amor del cielo. (a don Filiberto, accennando Lindoro)

Roberto. Ah Lindoro, guardate s’ ella v’ ama, s’ ella merita di essere amata !