Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/198

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delle più frequenti, come quella che raramente si scompagna dall’amore... Essa produce il curioso effetto d’ingrandire smisuratamente gli avvenimenti più insignificanti, e perciò è di natura comica di per se stessa... Il G. si è compiaciuto di dipingere questa passione in tutte le sue manifestazioni... Alcune volte è priva di ogni fondamento, perfino del fondamento dell’amore, come nel Geloso avaro; altre volte - e questo e il caso preferito - si fonda sopra un cumulo di combinazioni disgraziate che riescono a produrre l’apparenza della colpa: è la gelosia per equivoco, che troviamo nella Gelosia di Lindoro, nella Pamela maritata e in moltissime altre. Era il caso preferito, perchè si prestava a infinite scene comiche, ad equivoci arguti, e menava infallibilmente all’innocenza conosciuta e premiata... Vi è poi il caso della gelosia più che ragionevole" come nella Moglie saggia, o come nell’Uomo prudente "in cui le parti sono invertite"; e qui "la gelosia poco si manifesta". "Nelle commedie a seguito del G." come la Putta onorata e la Buona moglie, la trilogia Persiana, le due Pamele, la trilogia della Villeggiatura e quella di Zelinda e Lindoro, "la gelosia ha gran parte, ed è naturale che sia così"; dopo la prima commedia, che finiva di solito con un matrimonio, bisognava turbare un pochino la felicità dei due innamorati. Per la trilogia persiana "il caso è diverso": ma anche qui, specie nella terza parte, la gelosia "è adoperata con tutti i piccoli equivoci e stratagemmi d’una commedia d’intrigo".

Il Goldoni dunque, senza inventar nulla di nuovo, tenta un’altra volta la commedia della gelosia, e riesce con più fortuna. Le varie scene tra Zelinda e Lindoro, come la Ia e la Va del I° atto, e così la VIa alla presenza di don Roberto, e la IVa del III° atto, sono vere, vivaci, commoventi; nella XVa e nella XVIa dell’atto II° il furore di Lindoro va crescendo e la sua gelosia diventa più comica, al punto da destare il dispetto e l’ironia di Zelinda. Perfino certe scenette minori, come la Va dell’atto II, in cui Zelinda cerca affannosamente la lettera e scopre a don Roberto la sua agitazione, offrono a una intelligente attrice agevole modo di manifestare la propria arte: e così pure a un bravo Lindoro quella che chiude l’atto mirabilmente. La riconciliazione dei due sposini, in fine della commedia, ci richiama per un istante a quella di Titta Nane e Lucietta nelle Baruffe chiozzotte, ma il Goldoni è unico nel saper variare, con delicate sfumature, caratteri e situazioni a prima vista somiglianti.

Sarebbe facile d’altro canto mostrare tutti i difetti di questa commedia il cui intreccio si svolge sopra un stupida promessa di Zelinda a Fabrizio: ma a tali cose badano piuttosto i critici che non il pubblico dei teatri. Bene osserva tuttavia Nunzio Vaccalluzzo, ricordando il Vero amico (vol. V): "Il Goldoni del sospetto ha fatto uno de’ suoi mezzi comici più preferiti e ripetuti, per cavarne la sospensione; ma qui è una sospensione a freddo, senza interesse, perchè il lettore conosce già la futile causa dell’equivoco e il forzato ridicolo della situazione. E quel che succede nella Gelosia di Lindoro, che pure è un capolavoro, la cui azione cammina sul filo di un rasoio; perchè non par naturale che una moglie savia - come è Zelinda - si ostini a tenersi in corpo un segreto insignificante, senza volerlo comunicare al marito col rischio di perder la pace, il marito e la propria riputazione. Siamo fuori dal vero comico goldoniano, ch’è fatto di naturalezza e semplicità" (prefazione alle Commedie scelte di C. G., Messina, 1916, p. 60).