Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/20

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cameriera. . . Ma. . . Eccoli a questa volta. Vuo’ (’) chiudermi in quest’ armadio, e scoprire, se posso, i segreti loro. Se ne vengo in chiaro, se si amano veramente, non son Fabrizio, se non mi vendico. (si chiude neli armadio)

SCENA II.

Zelinda, Lindoro, Fabrizio nascosto.

Lindoro. Qui, qui, Zelinda, qui potremo parlare con libertà.

Zelinda. Gran cosa ! in questa casa tutti ci fan la spia. Tutti ci tengono gli occhi addosso. Specialmente Fabrizio.

Lindoro. Maledetto Fabrizio, non lo posso soffrire.

Zelinda. Zitto, che non ci sentisse.

Lindoro. Non crederei che il diavolo lo portasse qui.

Zelinda. Ho delle cose da confidarvi. Guardate da quella parte se vi è nessuno.

Lindoro. Guardiamo. No, non vi è nessuno. Ho anch’ io da dirvi qualche cosa che mi dà pena.

Zelinda. Ditemela, caro Lindoro.

Lindoro. Ditemi prima voi.

Zelinda. No, prima voi.

Lindoro. Prima di tutto vi dirò che quest’ impertinente di Fa- brizio m’ inquieta, poichè vedo, capisco che ha delle intenzioni sopra di voi . . .

Zelinda. Oh per questa parte potete viver tranquillo. Mi cono- scete, sapete che vi amo, sapete quel che ho fatto per voi . . .

Lindoro. Sì, è vero, una giovane ben nata come voi siete, non può dar retta ad un uomo vile, che ha fatto qualche danaro alle spese di un padrone indulgente.

Zelinda. Ma parlate piano, che se per disgrazia ci sentisse, sa- remmo perduti. Serrate quella porta, lo serrerò quest’ altra. (chiudono le due porte) (1) In alcune ristampe: Va’.