Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/22

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non vorrà maritarmi con un giovine che apparentemente non può mantenermi, e in fatti non lo potete, se vostro padre non vi acconsente, e non vi accorda il modo di farlo.

Lindoro. Scriverò a mio padre, gli farò scrivere, gli farò parlare, ma intanto ho da soffrire di vedervi accarezzata dal padrone, e perseguitata dal mastro di casa ?

Zelinda. Non temete ne dell’ uno, ne dell’ altro. Ma bisogna che ci conteniamo colla maggior cautela, perchè se venissero ad iscoprirci...

Lindoro. Certamente ; se Fabrizio sapesse quel che passa fra di noi, sarebbe capace di rovinarci.

Zelinda. Non ci facciamo trovare insieme.

Lindoro. Sì, e quando e’ incontriamo, che gli occhi parlino, e che la lingua soffra.

Zelinda. Ma non basta ancora. Per togliere ogni sospetto, mo- striamo di fuggirci.

Lindoro. Facciamo di più, mostriamo d’ odiarci.

Zelinda. Se lo potessimo fare, sarebbe il sicuro metodo per na- scondere il nostro amore.

Lindoro. Quando si va d’ accordo, si può fingere qualche cosa.

Zelinda. Bene, ci regoleremo così.

Lindoro. Poi troveremo qualche momento...

Zelinda. Oh sì ; siamo in casa, profitteremo dell’ occasioni...

Lindoro. Profittiamo intanto di questa.

Zelinda. Andiamo, andiamo, che se i padroni ci chiamano...

Lindoro. Io posso restar qui a scrivere, a far qualche cosa.

Zelinda. Ci tornerete poi. Andiamo per ora, per non dar so- spetto. Io per di qua, e voi per di là.

Lindoro. Guardiamo nell’ aprir le porte, se qualchedun ci vede.

Zelinda. Guardiamo per il buco della serratura. (tutti due guardano dalla lor parte)

Lindoro. Nessuno. (a Zelinda)

Zelinda. Non e’ è nessuno. (o LindoTO ; ciascheduno apre la lor porta pian piano, e guarda)

Lindoro. Non e’ è persona. (a Zelinda)