Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/222

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saluta Landolfo. Pandolfo gli rende il saluto con gravità, come segue, stando tutti due in piedi.

Pandolfo. Ho piacere d’aver l’onore d’ essere in compagnia di un avvocato celebre come lei.

Avvocato. Fortuna mia d’ aver a trattare con una persona ch’ io stimo infinitamente.

Pandolfo. Ammirerò il di lei talento.

Avvocato. Mi riporterò alla di lei cognizione.

Pandolfo. Ella è la stella del nostro foro.

Avvocato. Ella m’onora più ch’io non merito.

Pandolfo. S’ accomodi.

Avvocato. La supplico.

Pandolfo. Favorisca.

Avvocato. Come comanda. (vuol sedere)

Pandolfo. Per obbedirla, (siede prima lui, e si mette in gravita) Dodici di questi avvocati non mi fanno paura. (piano a donna Eleonora)

Fabrizio. (Già si sa dove tutte queste cerimonie andranno a finire). (da se)

Flaminio. (Siete molto amici col signor Pandolfo?) (piano all’ awocato)

Avvocato. (Amici? Credo ch’egli mi detesti quanto io lo di-) sprezzo), (piano a don Flaminio)

Fabrizio. Signori, ecco il notaro. (guardando alla scena)

Eleonora. Manco male. Si finirà una volta. (tutti s’alzano)

SCENA VI.

// Notaro e detti.

Notaro. M’ inchino umilmente a tutti questi signori, (tutti lo salu-) tano) Scusino per amor del cielo se ho tardato a venirh a servire. Li miei affari m’ hanno trattenuto a Vienna qualche giorno di più.

Eleonora. Per dire la verità, eravamo un poco impazienti.

Notaro. Vi domando scusa....