Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/246

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Flaminio. Siete assai polito e civile, e meritate assai più... Ma lasciamo a parte per ora quegli elogi O che potrebbero offendere la vostra modestia. Voi sapete il mio amore e il mio impegno per la signora Barbara.

Lindoro. Lo so benissimo.

Flaminio. Ella non è ancora informata del testamento, e se sapesse le cose come si trovano presentemente, avrebbe gran soggetto di temere per lei, o di rattristarsi per me. Gli affari domestici m’ hanno impedito d’ andar da lei. Le ho scritto un biglietto, ma senza dirle niente di positivo. Mi era impegnato d’ andar da lei a quest’ ora precisa, ma aspetto l’ avvocato, e non mi posso partire. Vi prego dunque d’ andarla a ritrovare per parte mia, dirle la ragione perch’ io non vado, e circa al testamento dar un cenno con arte della disposizion di mio padre, ma assicurarla ch’ io sono disposto a perder tutto, piuttosto che abbandonarla.

Lindoro. Sarete servito... Ma se non vi premesse ch’andassi subito...

Flaminio. Veramente mi premerebbe che vi andaste sollecitamente. La signora Barbara sarà impaziente, e tremo ch’ella sappia la disposizion di mio padre. Avete voi pure qualche cosa d’ assai pressante ?

Lindoro. Niente altro che dir due parole a mia moglie.

Flaminio. Sì, vedetela. Ditele quel che le avete da dire, e andate.

SCENA Vi.

Fabrizio e detti.

Fabrizio. Signore, l’avvocato è in sala che la domanda. (a don Flaminio)

Flaminio. Vado subito, (m atto di partire) Mi raccomando a voi. So ch’ avete dell’ amore per me. Procurate o in un modo, o neir altro, di rasserenarla. Appoggio a voi quest’ affare perchè mi preme, e son sicuro ch’avete dello spirito, e ci riuscirete... (in atto di partire, e si volta) Sopra tutto vi raccomando la sol- lecitudine, (parte) (1) Ed. Zatta ; quegl’ elogj.