Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/248

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Fabrizio. Vi giuro che qualche volta farebbe ridere i sassi.

Lindoro. Ma ! anche la mia Zelinda una volta era sempre al- legra e gioviale. Ora, per mia disgrazia, non farebbe che piangere e lamentarsi.

Fabrizio. Sono le disgrazie passate che l’ hanno resa così. Ma non dubitate, col tempo ritornerà come prima.

Lindoro. Quando pensate voi di concludere il vostro matrimonio ?

Fabrizio. Subito che saranno terminate queste faccende ; subito che si manta il padrone.

Lindoro. Non vedo l’ ora ; spero che staremo insieme, che vive- remo insieme, e ch’ella inspirerà nella mia Zelinda un poco della sua allegria.

Fabrizio. Ma vostra moglie non inclina di star insieme.

Lindoro. Eh, quando sarete maritato... Quando conoscerà vostra moglie... Son certo, certissimo che vi avrà piacere. Zelinda, voi lo sapete, non è cattiva figliuola.

Fabrizio. Cattiva ! ha il miglior cuore del mondo.

Lindoro. Se il cielo vorrà, tutte le cose anderanno bene. Addio, a rivederci. (Tutto anderà bene. Basta ch’ io mi corregga della) mia maledettissima gelosia). (Ja sè, parie)

SCENA Vili.

Fabrizio, poi donna Eleonora e don Filiberto.

Fabrizio. Non v’è stato più bello al mondo di quello de’ maritati. Ma ci vuol la pace, e senza la pace tutto il balsamo si con- verte in veleno.

Eleonora. (Servila di braccio da don Filiberto) Fabrizio.

Fabrizio. Mia signora.

Eleonora. Dite al signor don Flaminio ch’ avrei bisogno di padar con lui. Se vuol degnarsi di venir qui, o se vuole ch’ io passi da lui.

Fabrizio. La servo subito ; ma so ch’ è in conferenza col suo

Avvocato.