Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/249

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LE INQUIETUDINI DI ZELINDA 243

Eleonora. Venga coll’avvocato, se vuole, o m’aspettino che sarò da loro.

Fabrizio. Subito la servo. (Mi pare impossibile che si vogliano accomodar colle buone). (da sè, parte)

SCENA IX.
Donna Eleonora e don Filiberto.

Eleonora. Voi m’empite la testa di tante difficoltà, che son forzata a prestar orecchio a un qualche accomodamento.

Filiberto. Signora, io non parlo che per vostro bene. Mi sono informato, ho consigliato l’affare con persone d’abilità in questo genere, e tutti mi dicono che la vostra causa è pericolosa. Poichè se il testamento sussiste, voi dovete stare alla legge del testatore, e se il testamento è nullo, non avete alcun titolo per pretendere, o per domandare.

Eleonora. E l’articolo della donazione?

Filiberto. È una pretensione senz’alcun fondamento.

Eleonora. Voi siete il corvo delle male nuove.

Filiberto. Io sono un uomo sincero, un vostro vero e buon servitore.

Eleonora. E per avere qualche cosa, dovrò stare senza maritarmi?

Filiberto. Non so che dire. Questa è l’intenzione del testatore.

SCENA X.
Pandolfo e detti.

Pandolfo. (Entra coN allegria) Servitor umilissimo di lor signori.

Eleonora. Che vuol dire, signor Pandolfo, che siete così allegro, e gioviale?

Pandolfo. Sono allegro per voi, per cagion vostra, perchè le cose nostre anderanno bene. Ho studiato l’articolo del testamento che vi riguarda, ho studiato l’articolo della donazione. Il testamento è nullo, e lo faremo tagliare. La donazione è inferma, ma sarà corroborata dal motivo, dalle carte, e dai