Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/250

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testimoni. Ho trovato delle buone ragioni ; lasciate fare a me, lasciate operare a me, moveremo una lite terribile a don Fla- minio, a Zelinda, a Lindoro, a tutto il mondo, e son sicuro della vittoria.

Eleonora. Ah, ah, ve lo diceva io, signor don Filiberto ? coi vostri dubbi, colle vostre consultazioni. Queste un uomo, quest’ è un legale che sa il suo mestiere.

Pandolfo. e puntuale, e onorato.

Filiberto. Io stimo il signor Pandolfo infinitamente, lo non intacco la sua puntualità e l’ onor suo, ma circa all’ affare che si tratta, dubito assai che s’ inganni.

Pandolfo. Mi maraviglio di lei, signore. Son chi sono, e non mi posso ingannare. (a don Filiberto)

Eleonora. Lasciatelo dire, e non gli badate. Dite, signor Pan- dolfo, ci vorrà molta spesa per far questa lite ?

Pandolfo. Se aveste a fare con altri che con me, forse, forse la spesa vi potria spaventare. Ma io, in primo luogo, non domando niente per me.

Eleonora. Sentite ? (a don Filiberto)

Pandolfo. Secondariamente, io conosco il foro, e spendo la metà di quel che spendono gli altri ; e per ultimo, la mia sollecitu- tudine vale un tesoro.

Eleonora. Bravissimo. Quanto credete voi che si spenderà ?

Pandolfo. Non lo posso dire precisamente.

Eleonora. Ma pure, presso a poco? <’)

Pandolfo. Che so io ? cento scudi, cento cinquanta, a duecento spero non ci arriveremo, o li passeremo di poco.

Eleonora. Sentite, signor don Filiberto ? Non è gran cosa.

Filiberto. Si principia con cento, e non si finisce con mille.

Pandolfo. Ma ella, signore, mi scusi...

Eleonora. E vero; è nato per far disperare.

Filiberto. Non parlo più.

Eleonora. Fareste meglio a sollecitar quest’affare, (a Jan Filiberto) (I) Neil’ ed. Zatta e in alue c’è il punto (ermo.)