Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/261

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Zelinda. e perchè con licenza mia ? Non è padrone d’ andar dove vuole ? (a don Flaminio)

Lindoro. E vero, ma se vi dispiacesse...

Zelinda. Oh dispiacermi ! perchè mai dispiacermi ? andate, andate, servite il signor don Flaminio. (dissimulando)

Lindoro. Io vi servirò volentieri, ma la signora Barbara ha gran desiderio di parlar con voi. (a don Flaminio)

Flaminio. Ed io con lei ; ma ora non ci posso andare, e non ci deggio andar per una ragione... L’avvocato dev’esser da lei, e s’ io CI andassi, parerebbe che non mi fidassi di lui. Vi prego dunque d’ andarvi per me, e prevenirla di questa visita, acciò lo riceva tranquillamente, e non si metta in alcun so- spetto.

Lindoro. Ho inteso, vado a servirvi immediatamente.

Zelinda. Vedrete probabilmente la cameriera.

Lindoro. Sarà facile ch’ io la veda.

Zelinda. Salutatela da mia parte.

Lindoro. Sì, lo farò volentieri. Anzi com’ ella deve sposar Fa- brizio, avrò gran piacere che siate amiche.

Zelinda. Che siamo amiche ?

Lindoro. S’intende, con quella differenza che passa tra voi e lei. Oh è una buona figliuola, e non v’ è dubbio che s’ abusi della confidenza che le darete. Il signor don Flaminio la co- nosce. Non è egli vero ch’ è una figliuola di garbo ? (a don Flaminio)

Flaminio. Sì, per dire la verità, è una ragazza di merito.

Zelinda. (Ah chi sa che costei non abbia guarito Lindoro dalla) gelosia !) (da se) Eh ! ditemi. E bella questa cameriera ? (a Lindoro)

Flaminio. Sì, è piuttosto bella ; è ben fatta, ed è estremamente graziosa.

Zelinda. . (Vorrebbe ch’ io le fossi amica !) (da st) E giovane ? (a Lindoro)

Lindoro. Mi par di sì.

Zelinda. Averà dello spirito. (a Lindoto)