Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/261

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LE INQUIETUDINI DI ZELINDA 255

Zelinda. E perchè con licenza mia? Non è padrone d’andar dove vuole? (a don Flaminio)

Lindoro. È vero, ma se vi dispiacesse...

Zelinda. Oh dispiacermi! perchè mai dispiacermi? andate, andate, servite il signor don Flaminio. (dissimulando)

Lindoro. Io vi servirò volentieri, ma la signora Barbara ha gran desiderio di parlar con voi. (a don Flaminio)

Flaminio. Ed io con lei; ma ora non ci posso andare, e non ci deggio andar per una ragione... L’avvocato dev’esser da lei, e s’io ci andassi, parerebbe che non mi fidassi di lui. Vi prego dunque d’andarvi per me, e prevenirla di questa visita, acciò lo riceva tranquillamente, e non si metta in alcun sospetto.

Lindoro. Ho inteso, vado a servirvi immediatamente.

Zelinda. Vedrete probabilmente la cameriera.

Lindoro. Sarà facile ch’io la veda.

Zelinda. Salutatela da mia parte.

Lindoro. Sì, lo farò volentieri. Anzi com’ella deve sposar Fabrizio, avrò gran piacere che siate amiche.

Zelinda. Che siamo amiche?

Lindoro. S’intende, con quella differenza che passa tra voi e lei. Oh è una buona figliuola, e non v’è dubbio che s’abusi della confidenza che le darete. Il signor don Flaminio la conosce. Non è egli vero ch’è una figliuola di garbo? (a don Flaminio)

Flaminio. Sì, per dire la verità, è una ragazza di merito.

Zelinda. (Ah chi sa che costei non abbia guarito Lindoro dalla gelosia!) (da sè) Eh! ditemi. È bella questa cameriera? (a Lindoro)

Flaminio. Sì, è piuttosto bella; è ben fatta, ed è estremamente graziosa.

Zelinda. (Vorrebbe ch’io le fossi amica!) (da sè) È giovane? (a Lindoro)

Lindoro. Mi par di sì.

Zelinda. Averà dello spirito. (a Lindoro)