Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/270

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Fabrizio. Ma è restata alfin persuasa?

Lindoro. Sì, persuasissima, contentissima.

Fabrizio. Ne ho piacere, da galantuomo.

Tognina. La padrona vuol ricever qui l’ avvocato in questa ca- mera. Andiamo di là nel salotto.

Lindoro. Ma io bisogna che vada via.

Tognina. Che premura avete ? Andiamo, andiamo, v’ ho da par- lare. Andiamo. (Prende per una mano Fabrizio, e per l’altra Lindoro, e lutti tre partono.)

SCENA IV.

Barbara e /’Avvocato.

Barbara. Favorite qui, che staremo meglio.

Avvocato. Con una sì amabile compagnia, si sta bene per tutto.

Barbara. Signore, come io vi diceva, sono informata del testa- mento ; Lindoro m’ ha detto tutto. So l’ amore che ha per me don Flaminio, ma non permetterò mai che si pregiudichi per causa mia.

Avvocato. Bravissima, così va detto, e così va fatto. Poichè vedete bene, s’ei vi sposasse, perderebbe i tre quarti della sua eredità.

Barbara. Ma mi hanno detto che il signor avvocato avea im- maginato un progetto... (un poco mortificata)

Avvocato. E se il progetto non riesce ?

Barbara. Converrà rassegnarsi.

Avvocato. E continuar a trattare il signor don Flaminio come buon amico, se non si può trattare come marito.

Barbara. Oh questo poi no. Vi giuro suir onor mio, che se non è in caso d’ essere mio marito, in casa mia non ci verrà più.

Avvocato. Capisco. Voi l’amate, e non l’amate... così, e così.

Barbara. Non l’ amo ? Mi maraviglio, signore, s’ io non l’amassi, non desidererei di sposarlo. Av\’OCATO Oh, oh, mi fate rider davvero, questi sono di que’ matrimoni, ne’ quali, per ordinario, l’amore non ci ha gran parte.