Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/28

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Zelinda. Ah il mio caro Lindoro.. .. (affannata, guardando se è veduta d’ alcuno)

Lindoro. Che cosa e’ è ?

Zelinda. Ho gran paura e per voi, e per me.

Lindoro. Oh cieli ! Che cosa è stato ?

Zelinda. Il padrone vecchio ed il giovine parlano insieme segre- tamente. Sono andata per prendere della biancheria, mi hanno guardata tutti due bruscamente, e credo per farmi andar via, mi abbiano ordinato di venire a cercare Fabrizio.

Lindoro. Da un momento all’ altro non vi possono essere gran novità.

Zelinda. lo credo che tutti i momenti siino (’) per noi peri- colosi.

Lindoro. Certamente r amore non si può tenere lungamente nascosto.

Zelinda. Povera me !

Lindoro. Non vi affliggete per questo ; bisogna risolvere, bisogna parlare.

Zelinda. Consigliatemi voi, come ho da contenermi.

Lindoro. Non saprei. Io credo che se ne parlaste al signor don Roberto

Zelinda. Non sarebbe meglio che gliene parlaste voi ?

Lindoro. Non so. (pensano tutu due)

SCENA IX.

Don Roberto e detti.

Roberto. (Eccoli, eccoli, mi hanno detto il vero). (da sè)

Lindoro. Ci penserò, ma in ogni caso.... Oh cieli ! Il padrone. (piano a Zelinda, e si mette a scrivere)

Zelinda. (Povera me !) (mostra il Umore, poi si determina a fingere,) come segue, mostrando di non sapere che vi sia don Roberto) Oh guardate lì il bel soggetto! Non si degna di mischiarsi nelle (I) Molte edizioni posteriori stampano: siano.