Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/281

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SCENA XIV.

Donna ELEONORA, don FILIBERTO e ddli.

Pandolfo. (Fa loro incontro) Oh venghino, venghino, signori miei. L’ avvocato sarà qui a momenti. Sentiremo le proposizioni che ci farà, e il core mi dice che le cose s’ accomoderanno con nostro onore e vantaggio.

Filiberto. Grazie al cielo, che vi sento disposto a prestar orecchio ali’ aggiustamento.

Flaminio. (Non sa chi abbia il merito d’averlo persuaso), (da sè)

Eleonora. Credete voi che un accomodamento possa esser utile per i miei interessi ? ^ (a Pandoljo)

Pandolfo. Signora, dice bene il proverbio. L meglio un magro accordo, che una grassa sentenza.

Eleonora. Vi siete cambiato di sentimento.

Pandolfo. Non ho altro in mente che il bene comune e i di lei propri interessi.

SCENA XV.

L’Avvocato, d Notaro e detli.

Avvocato. Perdonino se li ho fatti un poco aspettare. Sono andato a cercare il signor notaro. Ho fatto stendere gli articoli dell’ aggiustamento, perchè se lo trovano di loro soddisfazione, non abbiano che a sottoscriverlo senza remora alcuna, quando ne sia persuaso il valoroso signor Pandolfo. (con un po’ di caricatura)

Pandolfo. Sentiremo, vedremo. Ma so qual sia il talento del signor avvocato, e son sicuro che le proposizioni saranno oneste, e accettabili per ogni parte.

Avvocato. Mancano Zelinda e Lindoro. Subito che arrivano, si leggerà. Intanto favoriscano d’accomodarsi.

Filiberto. (Quanto sarebbe meglio evitar una lite). (piano a donna Eleonora)