Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/282

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Eleonora. (Sentiremo quel che dirà il nostro procuratore). (a don Filiberto e siedono)

Flaminio. (Amico, siete stato dalla signora Barbara ? (all’Avvocato)

Avvocato. (Sì, non sapete niente? Vi darò due nuove bellis-) sime. L’ una si è ch’ è arrivato suo padre...)

Flaminio. (E arrivato ? Ne ho piacere grandissimo).

Avvocato. (L’ altra che l’ ho trovata savia, sincera, onorata e) degna di voi).

Flaminio. (Non ve lo diceva io ch’era tale?) (con allegria)

SCENA XVI.

Lindoro e detti.

Lindoro. Servitor umilissimo di lor signori. (tutti lo salutano)

Avvocato. Dov’ è la signora vostra consorte ?

Lindoro. Non è qui Zelinda?

Avvocato. Non si è ancora veduta.

Lindoro. Credeva vi dovesse essere prima di me. Non dovrebbe tardar a venire.

Avvocato. Frattanto, per non perder tempo, leggeremo la so- stanza dell’aggiustamento, per sentire se il signor Pandolfo ha qualche cosa m contrario.

Pandolfo. Per me, lo sentirò volentieri, e vi prometto di con- tribuirvi, quando i miei clienti non sieno lesi. (voltandosi verso donna Eleonora)

Flaminio. (Non temete ch’ ei vi trovi difficoltà), (piano all’Avvocato)

Avvocato. (Avete messo in pratica la spargirica che v’ho sug-) gerita ?) (a don Flaminio)

Flaminio. (Sì, ed è riuscita benissimo). (all’Avvocato)

Avvocato. (Conosco gli uomini, non poteva mancare). Signor no- tare, favorisca di legger solamente gli articoli. Poi si farà la lettura intiera quando vi sarà la signora Zelinda, e che saranno per sottoscrivere. (tutti siedono)

Notaro. Ecco la base dell’ aggiustamento. Primo. La signora