Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/30

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Roberto. Alzatevi.

Lindoro. Signore, ho da terminare questa lettera....

Roberto. Alzatevi, che vi ho da parlare.

Lindoro. (Vi è del torbido). (da sè ; si alza)

Roberto. E’ qualche tempo ch’ io m’ accorgo dell’ odio, dell’ av- versione che passa fra voi e Zelinda, e questa cosa m’ inquieta infinitamente.

Lindoro. Ma io, signore, ve l’assicuro....

Roberto. Voi siete, lo so benissimo, un giovine savio, dabbene, e soprattutto sincero.

Lindoro. Voi avete della bontà per me.

Roberto. Zelinda è fastidiosa, altera, e bisognerebbe mandarla via.

Lindoro. Oh per dire la verità, non è poi di un cattivo tempe- ramento. Può essere ch’ io sia un po’ troppo delicato.... Non posso naturalmente adattarmi a soffrir le donne.

Roberto. Sì, è vero. Tanto meglio per voi. Ma vedo che, sia per una ragione o per l’ altra, voi non potete star tutti due in una medesima casa.

Lindoro. E vorreste per me licenziare quella povera giovine ? Ne avrei un rimorso infinito, sarei alla disperazione. Una gio- vane civile, sfortunata, che fida unicamente in voi, che ha bisogno della vostra carità, della vostra protezione.

Roberto. Voi parlate da quel giovine saggio e prudente che siete. Bisogna aver riguardo a tutte le circostanze, che ac- compagnano lo stato deplorabile di questa povera figlia. Io ho anche dell’attaccamento per lei, vedo, conosco che in fondo non è poi sì cattiva. Tutto il male deriva dalla contra- rietà de’ vostri temperamenti. Questo è il motivo delle inquie- tudini vostre e mie ; onde per non perdere questa giovane civile, sfortunata, che fida in me, che ha bisogno della mia carità, della mia protezione, ho deciso, ho stabilito, ho risolto di licenziare, di mandar via immediatamente il bravo, il saggio, il prudente signor Lindoro.

Lindoro. Come, signore ?

Roberto. Oh il come ve lo dirò io. Voi non avete che a