Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/322

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SCENA III.

Agapito ed il suddetto.

Agapito. Buon giorno, signor Gottardo.

Gottardo. Buon giorno, signor Agapito.

Agapito. Come state ? Come va la vostra salute ? Capperi ! do- po il giorno delle vostre nozze, non vi avete più lasciato vedere. Che vita fate ? Sempre in casa, sempre accanto alla moglie ? Animo, animo, non vi affrettate tanto, che vi è del tempo. Venite a vedere i vostri amici, lasciatevi godere, di- vertitevi. Per bacco ! Se farete così, finirete presto.

Gottardo. (Maladetto chiacchierone ! non lo posso soffrire), (da sè)

Agapito. Cosa e’ è ? Avete qualche cosa che vi molesta ?

Gottardo. No, non ho niente ; ma, vedete bene, son maritato. Penso ora a’ miei affari, più che non facea per avanti.

Agapito. Benissimo. Avete ragione, ma qualche volta bisogna un po’ divertirsi. Come sta la signora Placida?

Gottardo. Sta bene.

Agapito. Gran donnina di garbo ! gran buona moglie che vi è toccata ! mi consolo sempre più col mio caro amico Gottardo. Non potevate trovar di meglio. Avete grande obbligazione al signor Pandolfo, non tanto per il modo ch’egli vi ha dato di negoziare da vostra posta, quanto per il buon matnmonio ch’egh vi ha fatto fare. La signora Placida è una gioia. Vi ha portato in casa bellezza, gioventù, bontà, giudizio, e danari. Cosa si può desiderare di più ?

Gottardo. Io non desidero niente di più. Sono contentissimo. Sono obbligato al signor Pandolfo. Sono stato dieci anni suo lavorante, mi ha sempre voluto bene, tutto quello che ho al mondo lo riconosco da lui, e la maggior obbligazione ch’ io gli abbia è quella di avermi procurato una moglie, che è ef- fettivamente tutto quello che dite.

Agapito. Ma caro amico, bisogna un poco divertirla questa sposina.

Gottardo. Sì, la divertirò.

Agapito. In questi primi giorni almeno, un poco di allegria, un