Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/345

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Roberto. Nemmeno io. (Costanza si accosta colla sedia a Roberto ;) Tfoberlo si allontana, ed ella si accosta ancora, e tutti due restano lontani da Pandolfo e Leandro, e parlano piano fra di loro con maggior libertà.

Leandro. " Voi de’ segreti di natura istrutto, " Voi saprete il mio mal, più che non dico, " Voi per lo stesso cai da amor condutto, " Nel primier tempo di dolcezza amico, r ANDOLFO. (Si va difendendo dal sonno, ma poi si addormenta.)

Leandro. " Un cenno vostro in mio favor può tutto, " Può il fervente bear desio pudico. " Deh se il cuor vostro è alla ragion conforme... (si Volta a Costanza e a Tipberto) " Parlate in libertà, che il vecchio dorme.

Costanza. Bravissimo.

Leandro. Zitto.

Roberto. Approfittiamo di questi momenti. Voi dunque mi assicu- rate dell’ amor vostro ?

Costanza. Voi ne potete esser certo, quando le intenzioni vostre siano convenienti al mio grado.

Roberto. Non ardirei di amarvi, se non avessi in animo di pro- curarmi i mezzi per ottenervi.

Costanza. Parlatene dunque a mio padre.

Roberto. Io non ardisco farlo da me medesimo, ma troverò per- sona che gli parlerà quanto prima.

Costanza. Ed io non mancherò di far a mio padre l’ arringa patetica contenuta nei graziosi versi del signor Leandro.

Leandro. Ho io ritrovato delle ottave a proposito.

Roberto. Siete l’uomo il più amabile della terra. (a Leandro)

Costanza. Vi abbiamo dell’ obbligazione, signor Leandro.

Leandro. Siete due innamorati si virtuosi, che si può far ciò sen- z’alcun ribrezzo.

Roberto. La mia cara Costanza è adorabile.