Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/345

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LA BURLA RETROCESSA 339

Roberto. Nemmeno io. (Costanza si accosta colla sedia a Roberto; Roberto si allontana, ed ella si accosta ancora, e tutti due restano lontani da Pandolfo e Leandro, e parlano piano fra di loro con maggior libertà.)

          Leandro. " Voi de’ segreti di natura istrutto,
          " Voi saprete il mio mal, più che non dico,
          " Voi per lo stesso cal da amor condutto,
          " Nel primier tempo di dolcezza amico.

Pandolfo. (Si va difendendo dal sonno, ma poi si addormenta.)

          Leandro. " Un cenno vostro in mio favor può tutto,
          " Può il fervente bear desio pudico.
          " Deh se il cuor vostro è alla ragion conforme... (si Volta a Costanza e a Roberto)
          " Parlate in libertà, che il vecchio dorme.

Costanza. Bravissimo.

Leandro. Zitto.

Roberto. Approfittiamo di questi momenti. Voi dunque mi assicurate dell’amor vostro?

Costanza. Voi ne potete esser certo, quando le intenzioni vostre siano convenienti al mio grado.

Roberto. Non ardirei di amarvi, se non avessi in animo di procurarmi i mezzi per ottenervi.

Costanza. Parlatene dunque a mio padre.

Roberto. Io non ardisco farlo da me medesimo, ma troverò persona che gli parlerà quanto prima.

Costanza. Ed io non mancherò di far a mio padre l’arringa patetica contenuta nei graziosi versi del signor Leandro.

Leandro. Ho io ritrovato delle ottave a proposito.

Roberto. Siete l’uomo il più amabile della terra. (a Leandro)

Costanza. Vi abbiamo dell’obbligazione, signor Leandro.

Leandro. Siete due innamorati si virtuosi, che si può far ciò senz’alcun ribrezzo.

Roberto. La mia cara Costanza è adorabile.