Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/346

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SCENA IV.

Agapito e delti.

Agapito. Signori, eccomi di ritorno. Uulti si alzano

Pandolfo. (Si risveglia) E bene, che nova ci recate ? Vengono ? Non vengono ? Cosa fanno ?

Agapito. Il signor Gottardo e la signora Placida riveriscono umil- mente lor signori ; rendono loro infinite grazie dell’ onore che hanno fatto alla loro casa. Domandano mille perdoni, se non vengono a far quest’atto di dover in persona ; la ragione si è, perchè non hanno ancor terminato il loro affare importante, e vi vorranno due ore ancora a finirlo.

Pandolfo. Quand’ è cosi dunque, possiamo andarsene. Mi dispiace dell’ inconveniente ; mi dispiace che abbiano fatto la spesa, che ci abbiano ben così trattati O, e che non siano stati con noi. Salutateli caramente, ringraziateli intanto per parte mia, e quando li vedrò, farò le mie parti. Costanza, andiamo. Servitor umi- lissimo di lor signori.

Roberto. Volete di già andarvene ? Volete partir sì presto ? Il signor Leandro ha delle altre ottave.

Leandro. Sì, se aveste bisogno di dormire anche un poco.

Pandolfo. Scusatemi, sono avvezzo a dormire quando ho man- giato. Non crediate che sia per disprezzo del vostro bellissimo componimento. I primi versi mi sono piaciuti infinitamente.

Leandro. Un’altra volta ve li leggerò quando avrete dormito.

Pandolfo. Oh sì, la mattina pel fresco ; venite a prendere la cioccolata da me.

Roberto. Oh sì, anderemo insieme, (a Leandro) Verrò ancor io, se vi contentate. (a Landolfo)

Pandolfo. Mi farete onore e piacere. Andiamo. (a Costanza, incamminandosi) (I) Coiì nel lesto.