Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/35

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Roberto. Sapete quanto vi amo. Quietatevi, e col tempo spero di potervi render contenta.

Zelinda. Ah, voglia il cielo che diciate la veiità !

Eleonora. (Che sì che costoro contano sulla mia morte!) (da sè)

Roberto. Fidatevi di me, e non temete. Ma rallegratevi, per amor del cielo. Fate che in casa non vi vedano così trista. Non fate ridere li vostri nemici. Nascondetevi soprattutto a mia moglie.

Eleonora. (Avanzandosi) Bravo, signor consorte, lodo il suo spi- rito, la sua condotta....

Zelinda. (Eccomi in un nuovo imbarazzo). (resta mortificata)

Roberto. E che cosa fate voi qui ?

Eleonora. Vengo ad ammirare ciò che ella ha la bontà di dire a questa buona figliuola.

Roberto. Ebbene, se avete sentito quel che le ho detto, sarete meglio persuasa e di lei e di me.

Eleonora. Sì, sono persuasissima, che vorreste ch’ io crepassi per isposarla. (con collera)

Roberto. Circa al desiderio che voi crepiate, lasciamola lì ; ma circa allo sposare Zelinda....

Eleonora. E avreste coraggio di aspirare alle terze nozze? (come sopra)

Roberto. Io non vi rendo conto del mio coraggio. Vi dico solamente che pensate male....

Eleonora. Ma spero che creperete prima di me.

Roberto. Sarà sempre meglio crepare, che vivere con una furia, come voi siete.

Eleonora. Quella sfacciata me ne renderà conto.

Zelinda. Signora, voi non mi conoscete....

Eleonora. Taci là, impertinente.

Roberto. Rendetele più giustizia. Ella ha delle massime, che voi non avete mai conosciute.

Eleonora. Ardireste di mettermi a fronte d’una mia serva?

Roberto. Una serva morigerata vale assai più d’ una cattiva padrona.