Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/350

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Placida. Voleva andare dal signor Pandolfo. E qualche giorno ch’ io non vedo la signora Costanza, ed ho tante obbligazioni con quella casa, che è giusto che di quando in quando mi lasci almeno vedere.

Gottardo. Bene, vi anderete domani.

Placida. E perchè domani, e non oggi ?

Gottardo. Perchè ho piacere che vi andiate piuttosto domani.

Placida. Ecco qui, vuol tutto a suo modo. Ed io domani ho da far piucchè oggi, e non ci anderò.

Gottardo. Eh sì, ci anderete.

Placida. No, non ci anderò.

Gottardo. Per farmi piacere, so che ci anderete.

Placida. Ho d’andarvi per far piacere a voi, e non posso aver io la soddisfazione di farlo quando piacerebbe a me? Questo vuol dire che siete uno spinto di contraddizione.

Gottardo. Ma no, non è vero. Voi prendete sempre le cose a rovescio. Vi dirò la mia ragione. Se andate oggi, voi non troverete a casa il signor Pandolfo, ed a me preme che lo troviate, e domattina lo troverete, e voglio che gli facciate per me un complimento di scusa.

Placida. Quale scusa? Che cosa gli avete fatto per domandargli scusa?

Gottardo. Vi dirò, ma non andate in collera, se è possibile. Questa mattina, dopo che siete partita per andare da vostra madre, è venuto quel drittone di Agapito, e mi ha detto che il signor Pandolfo e la signora Costanza volevano oggi farci r improvvisata di venire a pranzo da noi. Io gli ho detto che era impegnato a andar a pranzo fuori di casa...

Placida. Ed avete avuto la villania di ricusar l’onore che volevano farci il signor Pandolfo e la signora Costanza ?

Gottardo. Ma voi sapete ch’ io era impegnato.

Placida. E perchè non avete mandato ad avvertirmi che sarei venuta io ?

Gottardo. E volevate riceverli voi senza di me ?

Placida. E vi pare una beli’ azione verso una persona che ci protegge e ci fa del bene ?