Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/353

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Placida. Un pranzo a casa !

Gottardo. Tacete una volta. Lasciate parlare a me. (a TlaciJa) Signore, io credo che prendiate sbaglio. (all’ Oste)

Oste. Scusi ; io non isbaglio altrimenti, lo son l’oste della Fortuna ; io sono quello che le ha mandato qui in questa casa un de- sinare per cinque persone, a sei paoli a testa.

Gottardo. A me?

Oste. A lei. Non è ella il signor Gottardo?

Placida. Oh ecco avverato il mio sospetto. Mi ha mandato via di casa, non ha voluto il signor Pandolfo, per dar da man- giare a della canaglia.

Gottardo. Ma voi mi volete far perdere la pazienza, (a Placida) E chi è che vi ha ordinato questo pranzo ? Dite, parlate : sono stato io che ve l’ ha ordinato ? (all’ Oste)

Oste. Se ella non me l’ ha ordinato, ho servito in questa casa, e me l’ hanno comandato a di lei nome.

Gottardo. E chi è che vi ha comandato?

Oste. 11 signor suo fratello.

Gottardo. Oh amico, voi sbagliate, o sognate, o siete fuori di cervello. Io non ho fratelli, io non ne so niente, e vi consiglio a lasciarmi stare.

Oste. Signore, la non parli così O, perchè ho il modo di convin- cerla, e di farmi render ragione.

Placida. Sì, sì, vi farà ragione da se ; non dubitate. Dice così, perchè sono qui io, perchè ha soggezione di me. Ha fatto passar qualcheduno per suo fratello, per coprire la bricconata. Sa il cielo, chi è stato a mangiare in casa mia. Ditemi, ga- lantuomo, sapete voi che vi fossero donne ?

Oste. Questi non sono i miei affari. So che ho dato un pranzo per cinque persone a sei paoli a testa.

Gottardo. Ma chi erano costoro ? Li conoscete ? Oste, io non so ruente. Mi hanno detto i garzoni che vi erano quattro uomini e una donna, e non so altro. (1) Cosi r ed. Zaita ; in allre edizioni posteriori: non la parli così.