Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/359

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LA BURLA RETROCESSA 353

Gottardo. Ma io non c’era.

Garzone. So benissimo ch’ella non c’era, e per questo sono venuto a domandarle se li pagherà vossignoria, o se devo farmeli pagare dal signor Agapito.

Gottardo. Ah ah. È il signor Agapito che li ha ordinati?

Garzone. Sì signore, ma mi ha detto che li pagherete voi.

Gottardo. E Agapito oggi ha desinato qui?

Garzone. Senza dubbio.

Gottardo. Con altre persone?

Garzone. Ancora.

Gottardo. Conoscete voi le persone che hanno qui desinato?

Garzone. Sì signor, li conosco tutti.

Gottardo. Buono, buono. Ditemi un poco (ma non vorrei che venisse Placida ad inquietarmi sul più bello. Non vi è bisogno di furia, ma di destrezza). (da sè) Andiamo fuori; vi pagherò il caffè, e mi direte... Andate, andate innanzi.

Garzone. Per obbedirla. (parte)

Gottardo. Ora sono contento. Ho scoperto il furbo; non son chi sono, se non mi vendico. (parte)

Fine dell’Atto Quarto.