Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/359

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Gottardo. Ma io non e’ era.

Garzone. So benissimo ch’ella non c’era, e per questo sono ve- nuto a domandarle se li pagherà vossignoria, o se devo far- meli pagare dal signor Agapito.

Gottardo. Ah ah. E il signor Agapito che li ha ordinati ?

Garzone. Sì signore, ma mi ha detto che li pagherete voi.

Gottardo. E Agapito oggi ha desinato qui ?

Garzone. Senza dubbio.

Gottardo. Con altre persone ?

Garzone. Ancora.

Gottardo. Conoscete voi le persone che hanno qui desinato ?

Garzone. Sì signor, li conosco tutti.

Gottardo. Buono, buono. Ditemi un poco (ma non vorrei che) venisse Placida ad inquietarmi sul più bello. Non vi è bisogno di furia, ma di destrezza), (da se) Andiamo fuori ; vi pagherò il caffè, e mi direte... Andate, andate innanzi.

Garzone. Per obbedirla. (parte)

Gottardo. Ora sono contento. Ho scoperto il furbo ; non son chi sono, se non mi vendico. (parie) Fine dell’ jJtto Quarto. bb