Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/365

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Placida. Scusi. Ha degli interessi con mio marito ?

Roberto. Niente affatto, ma egli è pieno di bontà per me ; mi ha invitato questa mattina a pranzo da lui. Ci sono stato, e non ho avuto il piacer di vedere ne lui, ne voi. Ora andando al caffè, ho trovato un suo cortese biglietto, con cui mi dice che tutta la compagnia di questa mattina sarà a cena questa sera da lui, e mi prega di esser della partita.

Placida. Mi dispiace che mio marito non è in casa e non mi ha lasciato alcun ordine...

Roberto. Non importa, lo aspetteremo. Avrò l’ onor di godere della vostra amabil compagnia.

Placida. Ella mi onora troppo. Io non ho alcun merito...

Roberto. Probabilmente verrà anche il signor Pandolfo e la si- gnora Costanza.

Placida. Anzi, sono di già venuti.

Roberto. E venuta la signora Costanza ? (con movimento)

Placida. Sì signore.

Roberto. E dov’ è ? Dove è ? (con premura)

Placida. In quella camera.

Roberto. Con permissione. (vuol correre in cartiera)

Placida. Signore. Una parola in grazia. (lo Iratliene)

Roberto. Scusate. (tornando indietro qualche passo)

Placida. Ella mostra una gran premura.

Roberto. Oh sì veramente...

Placida. Per il signor Pandolfo, o per la signora Costanza ?

Roberto. Oh potete ben figurarvi... (scherzando)

Placida. Passano di buona corrispondenza ?

Roberto. Perfettamente. Ero in dubbio, ma questa mattina, grazie a quel desinare di cui non mi scorderò mai, ho assicurato la mia felicità.

Placida. E il signor Pandolfo lo sa ?

Roberto. Non lo sa ancora, ma lo saprà...

Placida. Ma signore, ella vede che non conviene.

Roberto. Zitto, per carità, so quel che volete dirmi, son galan- tuomo. Voi siete giovane, ma sapete che cosa è amore.