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360 ATTO QUINTO

Placida. Vi dico, signore... (battono alla porta) Gran battere che si fa a questa porta. (va per aprire, e Roberto corre in camera)

SCENA IV.
Placida, poi l’Oste e Garzoni con ceste di biancheria ecc.

Placida. (Apre la porta e si volta, e non vede Roberto) Ah l’impertinente si è cacciato in camera.

Oste. Servitor umilissimo.

Placida. Siete qui un’altra volta.

Oste. Questa sera non dirà che m’inganno. Il signor Gottardo medesimo...

Placida. Lo so, lo so.

Oste. Manco male. Permette che i miei garzoni comincino ad apparecchiare la tavola?

Placida. Sì, facciano pure.

Oste. Entrate, già sapete la camera. (Garzoni entrano in camera) Sono venuto io stesso ad accompagnarli, acciò non vi siano equivochi.

Placida. Ma si può sapere chi vi ha ordinato questa mattina?

Oste. Perdoni. Ho d’andare a terminare la cena. Tornerò qui, e la soddisferò intieramente. (parte)

SCENA V.
Placida sola.

Comincio ora a capire la ragione, per cui mio marito mi ha tenuto nascosto questo desinare. Egli è stato sedotto da qualcheduno e l’ha fatto apposta per tener mano a questi amori fra il signor Roberto e la signora Costanza. Sa che io non l’avrei sofferto, e mi maraviglio di lui che lo soffra, e quando viene, mi sentirà. Eccolo qui a tempo.