Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/366

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Placida. Vi dico, signore... (battono alla porta) Gran battere che si fa a questa porta. (ca per aprire, e T^oherio corre in camera)

SCENA IV.

Placida, poi /’ Oste e Garzoni con cesie di biancherìa ecc.

Placida. (Apre la porta e si volta, e non vede T^oherlo) Ah 1 im- pertinente si è cacciato in camera.

Oste. Servitor umilissimo.

Placida. Siete qui un’ altra volta.

Oste. Questa sera non dirà che m’ inganno. Il signor Gottardo medesimo...

Placida. Lo so, lo so.

Oste. Manco male. Permette che i miei garzoni comincino ad apparecchiare la tavola ?

Placida. Sì, facciano pure.

Oste. Entrate, già sapete la camera. (Garzoni entrano in camera) Sono venuto io stesso ad accompagnarli, acciò non vi siano equi- vochi.

Placida. Ma si può sapere chi vi ha ordinato questa mattina ?

Oste. Perdoni. Ho d’andare a terminare la cena. Tornerò qui, e la soddisferò intieramente. (parte)

SCENA V.

Placida sola.

Comincio ora a capire la ragione, per cui mio marito mi ha tenuto nascosto questo desinare. Egli è stato sedotto da qualchcduno e r ha fatto apposta per tener mano a questi amori fra il signor Roberto e la signora Costanza. Sa che io non l’avrei sofferto, e mi maraviglio di lui che lo soffra, e quando viene, mi sentirà. Eccolo qui a tempo.