Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/368

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Gottardo. Zitto ; non fate rumore, che la cosa durerà poco.

Placida. Che non faccia rumore ?

Gottardo. E venuto altri ?

Placida. È venuto l’oste ; e vi sono i garzoni in camera che preparano la tavola. Ma io assolutamente non voglio in casa mia dar da cena a chi si beffa di noi, e voglio andare in questo momento a scoprire ogni cosa al signor Pandoifo. (in aito di partire)

Gottardo. No. venite qui : aspettate.

Placida. Oh lo voglio fare. Non mi terrebbero le catene. (erìtra in carriera)

SCENA VII.

Gottardo, poi Leandro.

Gottardo. Faccia quel che diavolo vuole. Mi dispiace che va a pericolo di disturbare la cena. E se non si fa la cena, perdo la metà del gusto che mi ho preparato.

Leandro. Si può entrare ?

Gottardo. Favorisca.

Leandro. Sono molto obbligato alla bontà che avete per me. Ho ricevuto un vostro biglietto...

Gottardo. Sì signore. Ma mi ha favorito a pranzo. Non ho po- tuto godere la sua compagnia, e mi sono procurato un tal onor questa sera.

Leandro. Voi mi obbligate infinitamente.

Gottardo. Andiamo a trovare la compagnia... Ma vengono qui: aspettiamoli.

SCENA Vili.

Pandolfo, Costanza, Roberto, Placida ed i suddetti.

Roberto. Caro signor Pandolfo, vi domando perdono. Scusate l’amore...