Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/43

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Roberto. Andate via, vi dico. Ho da parlare con mio figliuolo.

Flaminio. (Ah ci sono !) (da sè)

Fabrizio. (Conviene obbedire. Chi sa che tutta la colpa non sia) rovesciata sopra di lui). (accennando don Flaminio, e parie)

SCENA XXI.

Don Roberto e don Fu^iMINio.

Roberto. Ebbene, signor figliuolo carissimo, voi siete quello ch’ è lontano dal pensiero di maritarsi, che ricusate tutti i partiti che vi si propongono, che non amate le conversazioni delle donne....

Flaminio. Signore, è verissimo, non lo nego, l’ occasione, il merito di Zelinda mi hanno fatto cedere alla mia avversione.

Roberto. E con qual’ animo ? con qual’ intenzione ?

Flaminio. Se ho da dirvi la verità, non ho mai pensato che ad un fine onesto, e degno delie qualità amabili di quella figliuola.

Roberto. In questo tu gli hai resa quella giustizia che merita. Zelinda è nata assai civilmente, è saggia, è virtuosa, è mo- rigerata. Ma ella non ti conviene. Io l’ amo come se fosse una mia figliuola, però non l’ amo a segno di perder di vista il decoro della mia famiglia. Il nostro grado e la nostra for- tuna ti promettono un matrimonio comodo e decoroso, e non acconsentirò mai....

Flaminio. Deh signor padre, se avete della bontà per lei, se avete della bontà per me....

Roberto. No assolutamente. Levati dal capo cotesta idea, altri- menti troverò il modo di fare che ti svanisca....

Flaminio. L’ amo troppo, signore, e non sarà possibile....

Roberto. Temerario ! ardisci di dire in faccia a tuo padre non sarà possibile ?

Flaminio. Zelinda ha del merito, e credo che la mia inclinazione sia bastantemente giustificata.

Roberto. Tocca a me ad approvarla : non tocca a te.