Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/51

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GLI AMORI DI ZELINDA E LINDORO 45

Zelinda. Direi che la sorte mi è più favorevole che contraria.

Lindoro. Vi amo tanto!

Zelinda. Siete sì ben corrisposto!

Lindoro. Ma andate subito, cara, andate. Vi sovvenite voi di Cecchina?

Zelinda. Sì, so benissimo. Al Bissone. Non perdo tempo.... (vuol partire, poi si ferma) Ma che farò frattanto del mio baule?

Lindoro. Consegnatelo a me. Lo farò portare in casa della padrona. Dirò ch’è la roba mia.

Zelinda. Va benissimo. Ehi, galantuomo. (alla scena)

SCENA IV.
Il Facchino col baule, e detti.

Facchino. Son qui. Avete ritrovato il quartiere?

Zelinda. Andate con questo giovane. Portate il mio baule dov’egli vi ordinerà, e sarete da lui soddisfatto.

Facchino. Benissimo. Ditegli ch’abbia riguardo al tempo che mi ha fatto perdere.

Zelinda. Sì, avete ragione. (al facchino) Pagatelo generosamente. (a Lindoro)

Lindoro. Cara Zelinda, deggio dirvi una verità lagrimosa.

Zelinda. E che cosa?

Lindoro. Non ho tanto danaro in tasca per soddisfar il facchino.

Zelinda. Io ne ho veramente, ma tutto il mio è nel baule. Tenete la chiave, apritelo quando siete in casa, e pagatelo.

Lindoro. Siete pur buona! Siete pure amorosa!

Zelinda. Addio, addio. (in atto di partire)

Lindoro. Ma sentite, sentite. (la chiama indietro)

Facchino. Va lunga questa faccenda. (a Lindoro)

Lindoro. Un momento. (al facchino) Se voi venite in casa con me, com’io spero, conteniamoci con prudenza, che non si venisse a scoprire...

Zelinda. Oh sì, bisogna fingere indifferenza.

Lindoro. E anche dell’avversione, se bisogna.