Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/54

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Lindoro. Ma voi, signore, non avete più autorità... (a don Roberto)

Roberto. Mi maraviglio che abbiate ardire...

Facchino. Eh corpo del diavolo. Lo porterò dove l’ho trovato, (parie)

Roberto. Ci parleremo con comodo, (a Lindoro) Se Zelinda vorrà il suo baule, verrà ella a prenderlo in casa mia. (parte dietro al facchino)

SCENA VII.

Don Flaminio e Lindoro.

Lindoro. Non permetterò mai... (vuol seguitar don Roberto)

Flaminio. Fermatevi.

Lindoro. Nessuno mi potrà impedire... (ouol sforzare il passo)

Flaminio. Fermatevi, o giuro al cielo... (mette la mano alla guardia della spada)

Lindoro. (Fa lo stesso, poi si pente) (Ah se Zelinda non mi trat-) tenesse !) (da se)

Flaminio. Ecco il bel servigio che avete reso a Zelinda.

Lindoro. Vostro padre è un uomo d’ onore. Le renderà tutto quello che le appartiene.

Flaminio. Ma intanto...

Lindoro. Intanto siete voi la causa ch’ eli’ avrà questo spiacere.

Flaminio. Ditemi dov’ ella si trova, e m’ impegno di farvi avere il di lei baule.

Lindoro. V impegnereste di questo ?

Flaminio. Sì, vi do la mia parola d’ onore.

Lindoro. Malgrado ai sentimenti (’’ di vostro padre?)

Flaminio. Malgrado a tutto quello che mi potesse arrivare.

Lindoro. Signore, se mi permettete, vorrei dirvi una cosa.

Flaminio. Ditela liberamente.

Lindoro. Mi perdonerete voi s’ io la dico ?

Flaminio. E’ cosa che possa offendermi ?

Lindoro. No, poichè non è che un sentimento onesto e sincero d’ un vostro buon servitore. (I) Nelle ristampe: risenlimenli.