Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/61

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Barbara. (Avete ragione, la proverò). (piano a Lindoro)

Lindoro. (Se la prova, ne son sicuro). (da sè)

Barbara. Due cose mi premono sopra tutto : l’ assettare il capo, e l’accomodare i merletti. Per il capo vi proverò domani. Per i merletti vedrò subito quello che saprete fare. Volete tratte- nervi ? Volete andare e tornare ?

Zelinda. Resterò, se vi contentate.

Barbara. Ho una cuffia di pizzo di qualche valore. Il pizzo è rovinato. Vorrei rimetterlo, se fosse possibile.

Zelinda. Favorite di far ch’ io lo veda ; vi saprò dire, se sia possibile.

Barbara. Trattenetevi, ch’ ora torno. (La giovine non mi di-) spiace. Credo sarà il mio caso). (da sè, parte)

SCENA XIV.

Zelinda e Lindoro, poi Barbara.

Lindoro. Ah Zelinda mia, la cosa va bene che non può andar meglio. (con allegrezza)

Zelinda. Non posso spiegarvi la contentezza ch’io provo, (allegra)

Lindoro. Eccoci un altra volta riuniti insieme. (come sopra)

Zelinda. E senz’ alcuno che ci perseguiti. (come sopra)

Lindoro. Fabrizio non ci farà più paura, (va crescendo l’allegrezza)

Zelinda. Don Flaminio non mi tormenterà più. (più allegra)

Lindoro. E donna Eleonora ? (ridendo)

Zelinda. Oh sono sì contenta di non vederla più ! (ridendo)

Lindoro. Staremo bene.

Zelinda. Lo spero anch’ io.

Lindoro. Mi pare la padrona una buona giovane.

Zelinda. Sì, mi pare di buona pasta.

Lindoro. Crede che non ci conosciamo nemmeno. (ridendo)

Zelinda. E’ la più bella cosa del mondo. (ridendo)

Lindoro. Cara la mia Zelinda ! (la prende per le due mani)

Zelinda. II mio caro Lindoro ! Mi giubila il cuor in petto.