Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/63

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GLI AMORI DI ZELINDA E LINDORO 57

Zelinda. (Guardando se è osservata) Ditemi, ove avete messo il baule?

Lindoro. Il baule? (rattristandosi)

Zelinda. Sì, se resto qui ne avrò di bisogno.

Lindoro. Ah Zelinda mia! (guardando se è osservato)

Zelinda. Cosa è stato? (guardando anch’essa)

Lindoro. Il baule... (con afflizione)

Zelinda. Oimè! cosa è divenuto?

Lindoro. Il padrone...

Zelinda. Qual padrone? (affannata)

Lindoro. Il signor don Roberto...

Zelinda. Ebbene.

Lindoro. L’ha veduto per via, l’ha riconosciuto, ed ha obbligato il facchino...

Zelinda. A che fare? (affannata)

Lindoro. A riportarlo da lui.

Zelinda. Ah meschina di me! la mia roba. Tutto quello che ho al mondo, che mi ho guadagnato con tanti stenti. Perchè? Con qual’autorità? (agitata)

Lindoro. Non vi affliggete, mia cara.

Zelinda. Come? che non mi affligga? Volete voi che io perda la roba mia? o che vada a ridomandarla per avere de’ dispiaceri ? Oh questa cosa non me la sarei aspettata.

Lindoro. Maledetto don Flaminio, è stato egli la causa.

Zelinda. No, la vostra poca attenzione.

Lindoro. Ma perchè mi mortificate?

Zelinda. Sono io la mortificata. Sono io che ne risento il danno, il dispiacere, il dispetto. (piange di rabbia)

Lindoro. La rabbia mi divora, maladetto il destino. (si agita e batte i piedi)

Barbara. (Lì sorprende in quest’atto, e si ferma un poco.)

Zelinda. (Che farò ora senz’aver da mutarmi?) (da sè, piangendo)

Lindoro. (Tutte le disgrazie si affollano per tormentarmi!) (batte i piedi, come sopra)

Barbara. Come! Che stravaganza è questa? (li due restano mor-