Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/66

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Flaminio. Voi meritate miglior fortuna.

Barbara. Io non merito niente, ma vi assicuro che non ne son contenta.

Flaminio. Se mai potess’ io contribuire a’ vostri vantaggi, vi assi- curo che lo farei col maggior piacere del mondo.

Barbara. Sono obbligata alla vostra cortese disposizione.

Flaminio. Davvero, sull’ onor mio. Conosco il vostro merito, e vorrei potervi dare qualche prova della mia stima.

Barbara. (Le solite esibizioni che non conchiudono niente), (da sè)

Flaminio. (Vorrei assicurarmi se vi è Lindoro, e non so come fare.) (da sè)

Barbara. Signore, la supplico dirmi con chi ho i’onor di parlare.

Flaminio. Don Flaminio del Cedro, vostro buon servitore.

Barbara. Ah sì, ora mi sovviene. Mi consolo di conoscere par- ticolarmente un cavaliere di merito e di qualità.

Flaminio. Consideratemi come vostro amico, disposto a tutto quello che vi può far piacere.

Barbara. (Eh se dicesse davvero ! ma non me ne fido). (Ja sè)

Flaminio. Ditemi, signora Barbara, siete sola ? non avete nessuno con voi ? Barb.ARA. Non ho che un servitore, e una cameriera.

Flaminio. A proposito : mi era stato detto che avevate licenziato il vostro cameriere. BaRB.ARA. E’ verissimo, ma ne ho preso un altro.

Flaminio. So che ve n’ era uno che aspirava a venir da voi... Come si chiama quello che avete preso ? B.ARBARA. Lindoro.

Flaminio. Non è quello che io diceva. (Anzi è quello che io) cercava). (da sè)

Barbara. Non mi pare cattivo giovane.

Flaminio. E come passate il vostro tempo, signora ?

Barbara. Un poco leggere, un poco cantare...

Flaminio. Sarebbe troppo ardire pregarvi di una qualche picciola arietta ?

Barbara. Vi servirò col maggior piacere del mondo.