Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/67

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Flaminio. Siete amabile, siete gentile.

Barbara. Faccio il mio debito con chi mi onora. (si alza, e va a sedere alla spinetta)

Flaminio. (Se non vedrò oggi Lindoro, lo vedrò un altro giorno;) anzi lo vorrei vedere in presenza della sua padrona), (da sè)

Barbara. Ecco qui una nuova raccolta di arie che mi sono state mandate. Ve ne sono delie buone, e delle cattive.

Flaminio. Voi le renderete tutte perfette.

Barbara. Oh, non ho tanta abilità, (va cercando un’aria per cantare)

SCENA XVII.

Zelinda col pizzo in mano, e detti.

Zelinda. Le farò veder quel che ho fatto... Oh cieli! chi vedo mai. (cede don Flaminio e subito si ritira)

Flaminio. (Qui Zelinda ! Qual fortuna ! Qual avventura !) (da sè)

Barbara. Ecco : questa non mi pare cattiva. (a don Flaminio, guardando sulle carte di musica)

Zelinda. (Non so se io parta, o se io resti). (da sè)

Barbara. E’ un mezzo cantabile assai gentile. (come sopra)

Flaminio. (Bisogna profittare dell’ occasione. Se Zelinda ha giu-) dizio, non si scoprirà). (da sè)

Barbara. Ma, signore, che vuol dire che mi parete agitato, e non mi abbadate nemmeno?

Flaminio. Niente, niente. Favorite, che vi sentirò con piacere.

Barbara. Ma voi guardate piuttosto da quella patte.

Flaminio. Vi dirò. Ho veduto sortire da quella camera una gio- vane con de’ merletti alla mano, e quando mi ha veduto, è fuggita. Mi parve strana una tal ritirata. Io non sono qui per importunare nessuno.

Barbara. Signore, è una cameriera che è venuta poco fa ad esibirsi. Le ho data per prova da accomodare certi merletti...

Zelinda. (/a chiama)

Zelinda. Signora. (esce un poco timorosa)

Barbara. Volevate voi qualche cosa ?