Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/68

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62 ATTO SECONDO

Zelinda. Voleva farvi vedere, come ho trovato il modo di accomodare... (timorosa)

Barbara. Avanzatevi. Che cos’avete? di che tremate?

Zelinda. Vedo un signore, che io non sapeva che ci fosse... (timorosa)

Barbara. E per questo vi mettete in tanta apprensione? Non siete avvezza a vedere degli uomini?

Zelinda. Sì, signora, ma il mio rispetto... (Povera me! qual incontro, sono perduta). (da sè)

Barbara. Via, via, il rispetto va bene. Ma la rustichezza non è degna del vostro spirito. Avanzatevi, lasciatemi veder quel che avete fatto.

Flaminio. Venite, venite, non abbiate soggezione di me. (a Zelinda, le passa dietro, e le dice piano) (Non temete, vi prometto che non vi scoprirò).

Zelinda. (Prende coraggio, e parla con brio) Ecco qui, signora, da questa parte l’ho accomodato in maniera che non si conosce, e da quell’altra ho principiato ad incassare il pezzo che mi avete dato.

Barbara. Va benissimo. Sono contenta. Vedo che lo sapete fare perfettamente.

Flaminio. Mi par bellissimo cotesto pizzo.

Barbara. E’ un punto d’Inghilterra che ha qualche merito.

Flaminio. Con permissione. (si accosta a Zelinda per vedere il pizzo, e le tocca le mani)

Zelinda. Che sfacciato! (ritira le mani con dispetto)

Barbara. Ma perchè queste male grazie? (a Zelinda)

Zelinda. Oh io sono delicata, signora.

Barbara. (Io dubito vi sia dell’affettazione). (da sè)

Flaminio. È cosi, signora Barbara, se volete onorarmi di farmi sentire un’arietta...

Barbara. Subito vi servo. (a don Flaminio) Procurate che incassando da questa parte s’incontrino questi rami. (a Zelinda)

Zelinda. Sicuramente.