Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/83

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

GLI AMORI DI ZELINDA E LINDORO 77

Eleonora. Che dite voi della tranquillità del mio caro signor consorte? (a don Federico, ironicamente)

Federico. Egli non fa che secondare la vostra risoluzione.

Eleonora. E’ un manifesto dispregio che fa della mia persona.

Federico. Dopo che vi ha pregato, e che vi ha fatto pregare...

Eleonora. Un marito che manca al suo dovere, non prega mai abbastanza una moglie offesa.

Federico. Prima di tutto bisogna vedere s’egli ha mancato, e poi un marito è sempre marito.

Fabrizio. Dunque, senza ch’io l’incomodi d’avvantaggio, domani avrò l’onore di consegnarle la sua roba. (a donna Eleonora)

Eleonora. Lo so, lo so che nessuno mi può vedere. Tutta la servitù mi disprezza, perchè il padrone mi odia. Vorrebbero che io non ci fossi per vivere a modo loro. Ma giuro al cielo! se ritorno in casa....

Fabrizio. Per me, l’assicuro, signora mia...

Federico. Amico, dite al vostro padrone che avrò io l’onore di vederlo fra poco. Signora donna Eleonora, favorite di venire con me.

Eleonora. E dove pensate voi di condurmi?

Federico. A casa mia, se vi contentate.

Eleonora. Se voleste mai condurmi da mio marito, avvertite che siano salve le mie convenienze.

Federico. Sì, sì, andiamo, (sorridendo. Dà la mano a Eleonora e partono)

SCENA VI.
Fabrizio solo.

Ci scommetto che ora che il padrone dice davvero, è ella la prima a raccomandarsi. Le donne fanno dello strepito quando si vedono accarezzate. Ma ecco Zelinda e Lindoro. Vengono a questa volta. L’accidente è per me favorevole. Vuo’ tentar d’obbligarli con delle esibizioni, con delle finezze. Lo stato in cui s’attrovano1 li renderà, io spero, meno orgogliosi.)

  1. Così l’ed. Zatta. Nelle ristampe leggesi: si trovano.