Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/90

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SCENA IX.

Lindoro, poi Zelinda.

Lindoro. Misero me ! non so in che mondo mi sia. Come mai potrò vivere da lei lontano? Numi, assistetemi per pietà. (s’appoggia ad una scena per afflizione)

Zelinda. Ah Lindoro, Lindoro. (affannata)

Lindoro. Che ci è, mia vita? Siete voi cangiata di sentimento? (con forza)

Zelinda. Ho veduto don Flaminio da quella parte, mi ha sco- perta. Tremo, pavento, vorrei nascondermi, e non so dove.

Lindoro. Là, là, non temete.

Zelinda. Là, nel corpo di guardia?

Lindoro. No, diavolo, fra i soldati ; colà fra quegli alberi, dietro di quella catasta di legna. Se ardirà seguirvi, avrà che far con me.

Zelinda. Non vi esponete, per amor del cielo....

Lindoro. Non temete di nulla ; eccolo, eccolo, andate.

Zelinda. Quando mai finirò di tremare? (parte)

SCENA X.

Lindoro, poi don Flaminio.

Lindoro. Ecco la ragione de’ miei timori.

Flaminio. Crede ella che non mi dia l’animo di arrivarla? (correndo dietro a Zelinda)

Lindoro. Dove andate, signore?

Flaminio. Voi in disposizione d’ impedirmi il passo ?

Lindoro. Sì, signore, lo qui, disposto di tutto perdere, piuttostochè abbandonarvi Zelinda.

Flaminio. Prosontuoso che siete! Io mi rido di voi, e la raggiun- gerò vostro malgrado. (si avanza)