Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/93

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Roberto. Sì, tutto quel che volete.

Federico. Circa alle scuse ch’ ella vi dovrebbe fare....

Roberto. No, no, la dispenso da questo cerimoniale ; venga con animo d’ esser buona, e mi troverà amoroso per lei.

Federico. Bravo, così va bene. (Manco male che l’ ha esentata) dagli atti di sommissione. E’ la miglior donna del mondo, ma è un poco troppo ostinata). (Ja sè, parte)

SCENA XV.

’Don Roberto, poi Zelinda, poi Fabrizio.

Roberto. Tutto potrei sopportare. Mal’ astio, la persecuzione a quella povera figlia, mi passa Y anima, mi affligge infinitamente.

Zelinda. (Eccolo. Oh cieli ! non ho coraggio di presentarmi). (da sè indietro, piangendo)

Roberto. Dove mai sarà la povera mia Zelinda? che farà la po- vera sfortunata? (Zelinda piange) Chi sa, se la vedrò più! Chi sa che queir ardito di Lindoro non abbia finito di precipitarla !

Zelinda. (Piange forte, e don Roberto si colta.)

Roberto. Oh cieli ! eccola qui. Eccola, eccola, la mia Zelinda. (le corre incontro con allegrezza)

Zelinda. Signore, vi domando perdono. (piangendo)

Roberto. Sì, cara figliuola, vi perdono assai volentieri. Ero in pena per voi ; mi consolo di rivedervi. Il cielo finalmente vi ha illuminata. Siete ritornata con me, spero che non mi ab- bandonerete mai.

Zelinda. Ah signore, le mie disavventure si aumentano, la mia miseria è estrema, per colmo della mia disgrazia, il mio po- vero Lindoro è prigione.

Roberto. In prigione Lindoro ! Che cosa ha fatto quel disgraziato?

Zelinda. Non ha altra colpa il meschino che avermi difesa dalle persecuzioni di vostro figlio.

Roberto. Ah figlio indegno, disobbediente, ribaldo !

Zelinda. Se avete ancora della pietà per me, accordatemi una sola grazia, vi prego.