Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/95

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Zelinda. Oh me felice ! Ditegli ch’ è il segretario del signor don Roberto, del mio caro padrone, che perdona a me, che per- dona a lui, che si è mosso a pietà delle mie lagrime, e delle nostre sventure. (a Fabrizio)

Roberto. Chi può resistere a una sì bella passione? (a Fabrizio)

Fabrizio. Avete ragione, signore. Ella merita tutto. Zelinda, vi domando scusa, e vi prometto di non inquietarvi mai più. (Bi-) sogna farsi un merito della necessità). (Ja se, parte)

Zelinda. Oh quante grazie ! oh quante obbligazioni ! oh quanta bontà che voi avete per me !

Roberto. Non so che dire. Voi persistete a voler Lindoro. Io lo (’) faccio mal volontieri.

Zelinda. Perchè, signore, mal volentieri ? Oh se sapeste quanto egli è amabile ! quanto è egli buono.... Ma oh cieli ! Ecco qui la padrona. (timorosa)

Roberto. Non temete di nulla. Spero che la troverete più docile, e meno austera.

SCENA XVI.

Donna ELEONORA, don FEDERICO e detti.

Federico. Venite, signora, che il signor don Roberto desidera di abbracciarvi.

Eleonora. S’ei lo desidera.... (Ma qui ancora costei!) (Ja sè)

Roberto. Consorte carissima, è inutile l’esaminare se voi od io ^^) lo desideriamo. In ogni caso facciamo tutti due il nostro do- vere. Una sola condizione io pongo al piacer della nostra unione, ed è che tolleriate in pace questa buona, questa savia, quest’o- norata fanciulla.

Eleonora. (11 sottomettermi è cosa dura, ma la necessità mi) consiglia). (da sè)

Federico. Che dite, signora mia ? avete obietti in contrario ?

Eleonora. No, sono ragionevole.... sono umana.... Mi fido del (I) Ed. Zalla : la. (2) Cosi le ristampe. Ed. Zalla; ed io.