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parte prima - capitolo xxix 173

CAPITOLO XXIX

Litigi utili che annoiarono certamente piú me nel farli,

che non annoieranno il lettore nel leggerli.

Ho seguitato tranquillamente ad estinguere i debiti ritrovad colle somme annuali accordate. Soccorso dal signor Testa, col primo litigio liberai una campagna e delle fabbriche d’un fideicommisso nel territorio vicentino, ch’erano state concesse alla schiavitú d’un livello perpetuo ad un ricco villano, non so con qual persuasione, per un annual canone di centosessanta ducati. Spezzata quella catena, affittai la detta campagna e le fabbriche al villano medesimo per dugento trentacinque ducati, ed una rigaglia, contribuzione meritata da quel podere. I discendenti di quel villano seguono a pagare da trenta e piú anni pontualmente la somma medesima, e mi pregano sempre a non scacciarli da quel fertile nido. Col secondo litigio ho ricuperato la metà d’un’osteria e d’una decima nella villa di Bagnoli colle loro giurisdizioni, pure nel territorio vicentino, possedute per alcuni contratti dalla casa eccellentissima Pisani detta Moretta; e perché que’ nobili uomini, che possedevano le altre metà, desiderarono d’avere il nostro retaggio in affitto, condiscesi ben volentieri per un’annuale contribuzione di sessantacinque ducati netti d’ogni aggravio, che lasciano desiderare che fossero mille, per le immense ricchezze e la esatta illibatezza di quella nobile famiglia. Col terzo litigio ricuperai un capitale d’ottocento ducati nella casa patrizia Battagia, e concedei quel capitale a livello alla zia materna Girolama Tiepolo, per trentadue ducati d’annuale corrisponsione. Rintracciai, e vinsi col quarto litigio, una casa ed una bottega d’un fideicommisso nella contrada di Santa Maria Zobenigo in Venezia, smarrite per noncuranza, e le affittai novanta ducati l’anno. Riacquistai col quinto litigio una campagna con la casa colonica poste nella villa di Tamái