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60 memorie inutili

intelligente, esaminando le fortificazioni apprezzate, era giunto a comprendere la ragione di tutti gli edifizi suggeriti dalla morte alla illuminata natura umana per la distruzione degli uomini assaliti ed assalitori.

Il mio genio pacifico e risibile traeva da quegli studi de’ frutti niente truci, anzi mansuetissimi.

Vivevamo in società io e il signor Massimo, ed avevamo preso allora a pigione un casino posto in sulle mura dalla parte che guarda al mare ed a’ scogli. Il sole facendo il suo corso percuoteva da un lato o dall’altro, girando, quella abitazione sino al suo tramontare. Non v’era facciata né piano di finestra di quell’albergo, sopra cui non avessi lineati e stabiliti degli orologi da sole di varie figure esattissimi, co’ lor motti morali inutilissimi.

Un tenente detto Giovanni Apergi, uomo di somma probità, assai divoto verso al Cielo, massime quand’era assalito dai dolori nelle giunture acquistati dall’essere stato assai divoto verso il mondo, si prese amichevolmente la briga di insegnarmi gli esercizi militari del fucile, della picca e della bandiera, che furono da me appresi in breve tempo, e sudava una camicia ogni giorno nel giuoco di scherma col signor Massimo, ammaestrato e feroce in quest’arte diabolicamente nobile.

Eravamo occupati egli ed io alcune ore del giorno sopra un suo gran scacchiere carico di soldatuzzi di legno movibili, e formando de’ squadroni in battaglia studiavamo tutte le mozioni e le posture piú vantaggiose per essere ammazzati con parsimonia, per ammazzare con prodigalità e per acquistarsi del merito in ben concimare de’ cimiteri.

Già era soldato per metà e disposto a seguitare gli studi per divenire un soldato intero, ma risoluto nell’animo mio di abbandonare l’armata al termine del triennio intrapreso.

Un anno di osservazioni m’aveva abbastanza svelata l’indole d’una società, che quantunque avesse alcuni pochi individui dabbene, era però affatto contraria nel maggior numero in cui viene considerata, all’istinto mio; e un cervello incapace di dar ricetto al verme dell’ambizione e un cuore alieno dalle brame