Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/169

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parte seconda - capitolo xlvii 163

scerpellini ammalata, che dormiva però d’un sonno profondo in un letto decente e diverso dalle altre mobilie. Per non destare la inferma la conversazione fu a voce bassa. La bella prese una calzetta da lavorare e mi fece sedere sopra un picciolo cattivo soffá appresso di lei. Ella mi disse colla voce e con gli occhi bassi che da qualche mese aveva concepita per me una stima grandissima, ma che dubitava di non meritare la menoma gratitudine per il di lei vivo sentimento.

Risposi con voce bassa, ma con gli occhi non bassi, ch’io la credeva abbastanza sincera per non considerarla adulatrice, ma che ero ben curioso di sapere come fosse nata in lei una tale parzialitá per un giovine ch’ella non conosceva e che assolutamente non meritava di destare in lei il pregevole sentimento che m’adduceva.

Ella mi disse con la voce bassa, ma con gli occhi non piú tanto bassi, che mi parlava con tutta la sinceritá: che dal vedermi nel teatro rappresentare la «Luce», servetta nelle commedie, aveva avuto principio la scossa del suo cuore; che vedendomi poscia giuocare al pallone, il suo cuore era caduto in una maggior debolezza.

Ascoltai con del ribrezzo le cause della sua passione, né potei trattenermi di risponderle basso e ridendo: — Veramente una giovine saggia suol prendere affetto ad un giovine dalle doti e dalle interne buone qualitá di quello, e non mai dalle inezie ch’Ella mi narra.

Ella abbassò i suoi begli occhi mortificata e mi disse, con una finezza ch’io non attendeva da una dalmatina, ch’io non poteva negare che quelle pubbliche azioni applaudite dall’universale in un giovinetto non dovessero fare della impressione sul cuore d’una ragazza; ch’ella però avrebbe difeso il suo cuore da un’inclinazione nata da tali principi, se non le piacesse il mio aspetto e se questo aspetto non si mostrasse fuori dalle pubbliche azioni con una diversitá adorabile di contegno serio, morigerato, raccolto e prudente, della qual cosa tutta la cittá era edificata e faceva suonare al di lei udito de’ continui elogi sul mio costume assai raro nel mezzo alla gioventú