Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/170

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164 memorie inutili

scapestrata de’ militari. — Queste voci — aggiuns’ella — consolidarono la mia passione; e se la vedessi disprezzata, non so a che mi riducesse la disperazione. — Vidi schizzare qualche lagrimetta da’ suoi begli occhi, ch’ella proccurava di celarmi.

Questo ragionamento lusingò il mio amor proprio; quelle lagrime commossero la mia sensibilitá, e la bellezza di quel diavoletto mi aveva giá ammaliato.

Chiamai però in soccorso la mia ragione e risposi pacificamente e con della dolcezza: — Signora, sarei un mostro se negassi della gratitudine agli affettuosi e preziosi sentimenti suoi; ma siccome io sono un giovine figlio di famiglia, senza agi nella mia circostanza, lontanissimo dal voler moglie, il mio frequentare la sua societá sarebbe un’azione inonesta che la pregiudicherebbe, e la tenerezza che purtroppo sento per lei potrebbe cagionare a me una sciagura. Appunto perché le voglio bene non devo volere un suo pregiudizio, e appunto perché Ella vuole a me del bene non deve volere una mia sciagura. Non si offenda se conservando nel mio seno una fervente affezione per lei, da questo punto fuggo ogni occasione d’essere a lei vicino, non meno per mio che per suo vantaggio.

La calzetta ch’ella lavorava le cadde a terra. Prese una delle mie mani appoggiandola al suo petto. Appoggiò una delle sue belle guancie ad una mia spalla piangendo, e cambiando il «lei» nel «tu» alla dalmatina, favellando sempre basso per non destar la sorella, mi disse: — Caro amico, tu non mi conosci. Il tuo saggio ingenuo ragionamento accese maggiormente l’animo mio. Potresti sospettare che la mia povertá insidiasse la tua economia; potresti credere ch’io fossi una giovine viziosa e potresti credere ch’io cercassi un marito. T’inganni e perdono al tuo ragionevole inganno. Proccura di meglio conoscermi, per pietá. Concedimi qualche momento della tua a me deliziosa conversazione. Cercheremo i momenti con della cautela. Se non sei una tigre, non m’abbandonare a un dolore insoffribile al troppo acceso animo mio. — Le sue lagrime furono piú abbondanti.

Io rimasi commosso, sbalordito e, confesso, innamoratissimo d’una ragazza assai bella e che aveva saputo cosí bene spiegare