Pagina:Gozzi - Memorie Inutili, vol 2, 1910 - BEIC 1838429.djvu/172

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166 memorie inutili

del fresco colla mia compagna, avrei potuto condurla a casa. La coppia partí, ed io rimasi col mio diavoletto, assorto ne’ ratti d’amore.

Le ore passavano come minuti. Camminavamo senza sapere di camminare, e s’ardevamo l’un l’altro con le parole e co’ tratti dell’amore piú sviscerato. Finalmente, perché la notte era avvanzata, risolvemmo di lasciare un fresco ch’era piú caldo che fresco.

Per condurre il mio bene alla sua abitazione, dovevamo passare per una calaietta vicina all’albergo mio. Fammi una grazia — disse il mio diavoletto, — lasciami vedere il tuo alloggio. — Trassi la chiave, ed aperto l’uscio entrammo. Il mio soldato aveva lasciato il solito lume sopra un ghiridone appresso il mio letto.

— Questo è il letto in cui dormi tu solo — disse la giovine sedendo sopra quello. Sedei al suo fianco, e passammo alle nostre reciproche carezze, a’ nostri sospiri, a’ nostri semionesti abbracciamenti deliziosi. I nostri cuori balzavano fuori da’ nostri petti. Quella solitudine, la notte, quel lumicino di debile chiarore ci facevano un poco piú arditi del consueto; e tuttavia la ragione, i miei dubbi, i miei timori mi tenevano ancora stretto alla rattenutezza, alla decenza, alla virtú.

— Che sciocco! — diranno i viziosi sensuali — quanto ci tieni tu a bada con le tue renitenze agghiacciate. Sbrigati, fa’ ululare le ninfe negli antri, come fecero Enea e Didone. — Abbiate flemma, brutali. Voi non conoscete le vere dolcezze dell’amore, e considerate che la dolcezza dell’amore consista nell’estinguerla soltanto come le bestie.

— Tu sei piú saggio e piú crudele di me — disse la fanciulla appoggiando il suo bel viso infiammato al mio seno, e seguendo: — Conosco la sorgente de’ tuoi prudenti riguardi, e t’amo ancor piú. Vorrei avere in possesso quel fiore che tanto è pregiato, per poterlo sacrificare volontaria con tutte le viscere tra le tue braccia a te solo. Temerei d’offenderti tenendoti occulto un arcano che m’è costato un fiume di lagrime. Sappi, due anni or sono, il tal colonnello m’ha ingannata, sedotta, violentata, indi barbaramente abbandonata tre giorni dopo la mia