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312 memorie inutili


La terza lettura che mi fece ridere è quella seria, tremenda minaccia che mi fate nella pagina 53 per questo modo: «Per ultimo ricordo vi avverto: pensateci bene pria di negarmi qualunque picciolo de’ miei cenni sui vostri amori. S’essi hanno fatto perdere il giudizio a voi, non fate che lo perda io a convincervi maggiormente». — Chi non doveva ridere nel leggere che voi supponete per cosa certa d’aver ancora del giudizio da perdere?

Credetemi, signor Pietro Antonio, che quando averete provato ch’io abbia avuto dell’amore per una giovane che aveva del merito, avrete provato soltanto ch’io non sono un pilastro e che sono un uomo.

L’assunto vostro è di provare che per una mia debolezza di gelosia vendicativa abbia io esposto voi alle pubbliche risa in un teatro nella mia commedia: Le droghe d’amore la qual proposizione non sará mai che una schifa bugia voluta sostenere dal vostro ingiusto livore e dal vostro anticattolico desiderio di screditarmi.

Concludete che due femmine, l’una delle quali v’ha giurato «d’esservi fatale», l’altra inviperita con me per quelle irragionevoli ragioni che potete leggere nelle mie Memorie, che v’ha intabaccato e auzzato contro di me, i vostri timori di meritarvi ciò che v’è avvenuto, le vostre mosse imprudenti e fanciullesche e la brutale venalitá d’un capocomico, di troppo protetta, che seppe cogliere un momento lordamente per lui fortunato, fecero divenire la mia commedia, per vostro danno e per mio sommo rammarico, una satira personale senza il menomo fondamento.

Perdoniamo a tutti, caro il mio Pietro Antonio, amiamo tutti, cerchiamo con ciò la calma degli animi nostri e di far uso migliore delle nostre penne.

Proccurate di espurgare il vostro cervello sovvertito dalle letture de’ dicentisi moderni filosofi, ch’hanno omai sconvolto e fatto cambiar aspetto a tutte le cose con de’ sofismi ciarlataneschi.

Quando sentirete rinascere in voi la stima e la venerazione verso san Pavolo, grand’uomo, gran santo e gran filosofo da