Pagina:Grammatica filosofica della lingua italiana.djvu/191

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i64 I • Lot ho preso^ e luì voglio. B. %. Pia che se l a- mova. B. 3. Deliberò di palesarsi e di trarLA dallo in- ganno nel quale era. B. 4* Ella non si ricordas^a dì un. B. 5. Egli si mossCj ed io gli tenni dietro. 0. 6. Dirimpetto a SE fece star ist. B* Nel primo esempioi benché i verbi H)lere e prendere non abbiano se non un oggetto, si sono adoperati i prono- mi che bau Taccento; perchè lui è in opposizione con ogni aliro^ e tutta la virtù deirespressione sta in lui; sicché, co- me già abbiamo detto per li nomi personali, non fa bisogno che il secondo oggetto o dativo facente opposizione o con- fronto, sia sempre espresso. Il secondo esempio par venire in contraddizione della regola ora posta, avendo il verbo amare dae oggetti non delPegual valore. Perché non disse l’Autore pia che sé amava lbì ? Nello stesso modo che si può esprimere confronto od opposizione con un solo pro- nome esprèsso, cosi se ne possono metter due senza espri* mere opposizione o confronto. Io questo caso Y intenzione di chi paria non tende a metter in comparazione le due per- sone rappresentanti gli oggetti; ma, con le parole più che se^ a dar forza ad amare. Così parimente, se io di^o rama- te molto? la mia richiesta si porta tutta sopra il verbo a- mate e sua modificazione , e si dee rispóndere £ amo più che me stesso ; se al contrario domando amate luif la mag- gior virtù deir espressione è conferita alla persona, eia ri- sposta sar^, amo lui pia che me stesso. Nei terzo esempio non sono le due azioni messe in confronto Tuna ^eiraltra , ma più tosto Tuna é seguente e aiutante Tal tra, come se si dicesse deliberò col palesarsi di trarla dallo inganno dee; é la virtù deir espressione sta più