Pagina:Grammatica filosofica della lingua italiana.djvu/259

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seguito di servidori^ nel sesto ricorrendo dopo cavaliere ; nelle quali due parole lotose chiaramente si scerne Tidea di tondenza» L^espression^ ossero a fare deirS esempio signifi- ca ai^r cosa che induce a fare. In questo esempio del Boc- caccio, ben forniti jì denari e care gioie^ si sottintende rì- spettoi la qual parola, dal latino respicere^ comprende la medesima idea di riguardo esposta intorno alle parole di-- letteifole a mangiare del quarto esempio. Similmente dicen- do A me com^iene questa sera essere a cena e ad albergo al* troìfe^ le espressioni a cena e ad albergo disegnano la cosa in riguardo ; dunque la piena costruzione è a me conriene essere aliroife rispetto a cena e ad albergo. I • As^va dato molto da ridere J" suoi con^mgni. B. a. Comandò a uno de^ suoi famigliari che gli desse da manr giare. B. 3. Dice^a A tutti quelli che di loro la domanda^ i^ano che erano suoi figliuoli. B. 4* P^^ compiacere Ai loro amici 9 due wlte almeno il mese si ritro^mmno in qualche luogo ordinato da loro. B. 5. Non sapendo che doi^rdire ella non rispondeim al figliuolo^ ma si staila. B. Tutti quei verbi la cui azione è diretta ad alcuno, so- no seguiti dalla preposizione a, la quale accenna la tenden- za dell’azione, e la persona cui tende il termine di detta a- zione. Anche in questo caso dunque la preposizione a espri- me la medesima idea, e nei soprapposli esempj sta in virtù de* verbi dare^ comandare^ (Ure^ compiacere^ e rispondere ; perchè esprimono azione diretta ad una persona ^ la quale abbiamo gii veduto essere il dativo. Il verbo domandare è dello stesso numero, ma solo quando ha un oggetto; perciò è nel 3. esempio la dimandavano^ mentre che avrebbe l’Au- tore detto le dimandasHmo^ se avesse messo anche Toggetto