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Pagina:Grammatica italiana, Fornaciari.djvu/390

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356 parte quarta — cap. vi

il quarto, o un decasillabo intero, come nell’ultimo esempio (che è la forma più armoniosa), o un endecasillabo mozzo della prima sillaba, come negli altri due, e talvolta anche un doppio quinario piano, p. es. Spinto da morte - le approdi in seno.


Strofe asclepiadea: si compone di quattro versi asclepiadei:

     Sorgono e in agili file dilungano
Gl’immani ed ardui steli marmorei,
E ne la tenebra sacra somigliano
Di giganti un esercito.
                                                  (Carducci)

I tre primi sono formati ciascuno da due quinarii ambedue sdruccioli; l’ultimo da un settenario pure sdrucciolo.


§ 7. Con gli stessi o simili mezzi si sono tentate e si possono tentare altre imitazioni dei metri latini; ma non è nostro debito tenerne più lungo discorso. Chi avesse vaghezza di conoscere quello che si è insegnato o fatto in questo genere di poesia detto dal Carducci, con felice espressione, metrica barbara, legga: Versi e Regole della nuova Poesia toscana, Roma, Biado, 1539; e a’ nostri giorni la dotta introduzione di Giuseppe Chiarini alle Odi barbare di G. Carducci, e le Anticaglie di Felice Cavallotti, pag. 66-117.



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