Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/327

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320 QUADERNO 3 (XX) listico, di piccoli borghesi che fanno le mosche cocchiere. Perché non difesa? L’idea della psicosi di guerra e che un paese civile non può «permettere» che si verifichino certe scene selvagge. Queste generalità erano anch’esse masche- rature di altri motivi più profondi (d’altronde erano in con¬ traddizione con l’affermazione ripetuta ogni volta dopo un eccidio: l’abbiamo sempre detto noi che la classe dominante è reazionaria), che sempre si incentrano nel distacco dalla classe, cioè nelle «due classi»: non si riesce a capire ciò che avverrà se la reazione trionfa, perché non si vive la lotta reale ma solo la lotta come «principio libresco». Altra contraddizione intorno al volontarismo: se si è con¬ tro il volontarismo si dovrebbe apprezzare la «spontanei¬ tà». Invece no: ciò che era «spontaneo» era cosa inferiore, non degna di considerazione, non degna neppure di essere analizzata. In realtà, lo « spontaneo » era la prova piti schiac¬ ciante dell’inettitudine del partito, perché dimostrava la scissione tra i programmi sonori e i fatti miserabili. Ma in¬ tanto i fatti «spontanei» avvenivano (1919-1920), ledeva¬ no interessi, disturbavano posizioni acquisite, suscitavano odi terribili anche in gente pacifica, facevano uscire dalla passività strati sociali stagnanti nella putredine: creavano, appunto per la loro spontaneità e per il fatto che erano scon¬ fessati, il « panico » generico, la « grande paura » che non po¬ tevano non concentrare le forze repressive spietate nel sof¬ focarli. Un documento eccezionale di questo distacco tra rappre¬ sentati e rappresentanti è costituito dal cosi detto patto | di alleanza tra Confederazione e Partito, che può essere para¬ gonato a un Concordato fra Stato e Chiesa. Il partito, che è in embrione una struttura statale, non può ammettere nes¬ suna divisione dei suoi poteri politici, non può ammettere che una parte dei suoi membri si pongano come aventi egua¬ glianza di diritto, come alleati del «tutto», cosi come uno Stato non può ammettere che una parte dei suoi sudditi, ol¬ tre le leggi generali, facciano con lo Stato cui appartengono, e attraverso una potenza straniera, un contratto speciale di convivenza con lo Stato stesso. L’ammissione di una tale si¬ tuazione implica la subordinazione di fatto e di diritto dello